l’uovo dell’arcobalenoSecondo la leggenda, un giorno alcuni bambini curiosi e disubbidienti, ignorando le raccomandazioni dei genitori, toccarono l’uovo magico che si aprì liberando un meraviglioso arcobaleno. La splendida immagine si trasformò ben presto in tragedia: l’arcobaleno si sciolse infatti nella pioggia violenta che devastò la terra. Solo i bambini riuscirono a salvarsi dal diluvio, trasformati però in nuove creature.
domenica, marzo 28, 2010
MAWSIM | tipici dell'oceano indiano
sabato, marzo 27, 2010
UNGUJA | dove la sabbia non si attacca ai piedi
Fanno presto a dire che le cose belle si trovano solo dietro l'angolo. Ci sono li, a due passi, ma ci sono anche a migliaia di chilometri da casa.
Qui la sabbia non si attacca nemmeno ai pedi, forse per paura di essere portata via.
lunedì, marzo 01, 2010
ALICE | non sono bionda, è che mi disegnano così

La "vera" Alice, quella bimba che ispirò a Carroll tutte le storie che ancor oggi sono così popolari, era bruna. Ma il primo illustratore delle avventure di Alice, John Tenniel, aprì la strada a una raffigurazione della bambina bionda e con i lunghi capelli che arrivò sino ai disegnatori della Disney e ancor più recentemente a molti altri illustratori.
È del 1951 Alice in Wonderland della Walt Disney Production. Il nome di Disney già da parecchi anni non compare più nei titoli di testa dei film se non come produttore. "I suoi film - scrive Gianni Rondolino nella sua Storia del cinema d'animazione - sono frutto di una équipe affiatata in cui i ruoli di regista, disgenatore, animatore, soggettista, ecc. passano da un artista all'altro, tutti sostanzialmente co-autori dei film a disegni animati prodotti negli studi disneyani". Clyde Geronimi firma la regia di Alice. A lui dunque attribuiamo anche quell'immagine che ha segnato la nostra fantasia.
da WUZ.it
venerdì, febbraio 12, 2010
TRENO | vietato perderderlo o cambiarlo
Io non ce l'ho mai avuta a morte con Trenitalia nonostante tutto il mondo intorno a me provasse un odio quasi innatto per le problematiche che crea.
Grazie Trenitalia, da oggi ti maledico e odio anche io.
domenica, febbraio 07, 2010
JAZZ | per i giovani
Boris Vian - gennaio del 1948Cosa rappresenta il jazz per i giovani? Sarebbe una domanda stolta, a considerare la gioventù come un sostantivo colletivo e non come un insieme di individualità .Ma le divergenze d'opinione che s'incontrano tra i giovani stessi permettono di abbozzare una graduatoria dei loro comportamenti dinanzi a questa musica che sempre viene loro accostata senza neppur chiedersi se siano tutti d'accordo...
Per molti il jazz è solo musica ballabile, allo stesso titolo di un qualsiasi valzer di Strauss. Ad essi poco importa che si tratti di jazz buono o cattivo, di Duke Ellington o di Jo Privat: musica ballabile, pretesto per flirtare o per trastulli coreograficiatti a sciogliere i muscoli. Il jazz può essere anche una sorta di materializzazione della gran vita di cui il cinema ci ha fatto conoscere l'ambiente e l'etichetta: champagne, whisky soda, décolletés, pellicce e venti bei musicisti che ritmano il ritornello di cui l'eroina mormora le parole a due centimetri dall'amato.
Esiste anche la maniera un po' facile che consiste nell'urlare di gioia in un assolo di batteria, quale esso sia. Per alcuni sarà snobismo. Gli spiriti di vaglia trovano elegante, in certe epoche, interessarsi al jazz e i giovani seguono. Seguirebbero qualsiasi cosa.
Del pari il jazz può apparire come una reazione, un mezzo per far arrabbiarei genitori. Non-conformismo, violenza... notiamo che paradossalmente i surrealisti persero quest'occasione di far scandalo.
Insomma, si danno quelli che sontòcchi in primo luogo attraverso sensi, l'intelligenza e quant'altro... un ricordo, un'associoazione di idee, ma che cercano di approfondire, di sapere, di conoscere. Che non si fermano subito. Sono persone che si volgono all'arte di nome jazz con lo sguardo nuovo della scoperta - e gli errori che ne conseguono - per estrarre da esso, a poco a poco, la sua vera sostanza.
E sono proprio loro che restano fedeli al jazz e seguiranno la sua evoluzione, mentre per gli altri sarà solo un momento della vita, una follia di gioventù, del tempo in cui erano 'zazù'.
venerdì, febbraio 05, 2010
ECO | educazione sostenibile

giovedì, febbraio 04, 2010
BIMBI | glam con gusto

AVATAR | il ritorno
CINEMA: "AVATAR", CAMERON NON ESCLUDE IL SEQUEL*
Mentre prosegue il successo di "Avatar" ai botteghini e con le 9 nomination all'Oscar, il regista canadese James Cameron gia' pensa a un possibile 'sequel'. Il regista del kolossal furistico in 3D ha detto che potrebbe lasciarsi "convincere" a dare un seguito alle avventure sul pianeta Pandora. "Potremmo lasciarci convincere, dobbiamo vedere quanti soldi il film riesce a fare", ha spiegato alla Cnn. I soldi in realta' non dovrebbero essere un problema, considerato che il film, che mescola perfettamente dramma e fantascienza, ha gia' raccolto in tutto il mondo oltre 2,05 miliardi di dollari.
*dalle news di Radio Capital
HOLLYWOOD | come non ti amo
da repubblica.itPerez Hilton è il re di internet
Per il terzo anno consecutivo il gossip blogger è il primo nella lista delle 25 personalità più influenti del web secondo Forbes. Ecco chi è Mario Lavandeira e come ha conquistato la Rete.
Altro che Steve Jobs. Il personaggio più influente del web, secondo Forbes, è un giovane americano che si diverte a scarabocchiare le immagini dei vip aggiungendo baffi, rivoli di bava e altre amenità. Per il terzo anno consecutivoPerez Hilton, gossip blogger di lunga data senza peli sulla lingua, è il più importante della Rete nella speciale classifica stilata dall'autorevole testata.
Nato a Miami nel 1978, Mario Lavanderia (il vero nome del blogger) è diventato una celebrità e un punto di riferimento per gli appassionati del genere grazie al suo sito PerezHilton.com dove si diverte a spettegolare sulle celebrità senza usare mezzi termini, vergando con tratto infantile dei fumetti con i loro pensieri.
Il sito, originariamente intitolato PageSixSixSix.com, e successivamente ribattezzato PerezHilton.com in onore dell'ereditiera Paris Hilton, fu nominato "Il sito più odiato da Hollywood" dalla serie televisiva The Insider ad appena sei mesi dalla sua apertura, nel 2005. Da quel momento la sua popolarità è cresciuta a dismisura.
Il blog attrae più di 7,2 milioni di persone al mese e si classifica tra i 500 siti più visitati di Internet. Hilton può vantare 1,77 milioni di seguaci su Twitter. Proprio dal suo profilo di Twitter, lo scorso giugno, denunciò l'aggressione da parte del manager dei Black Eyed Peas. Da blogger a star, il passo è stato breve, paparazzato con Lady Gaga e Paris Hilton, Lavandeira è ormai una presenza costante agli eventi mondani dove si fa notare peril look stravagante e i travestimenti assurdi. La sua carriera si sta sviluppando ora nel campo televisivo dove è comparso come giudice di concorsi e talent show dai quali ha portato avanti la sua battaglia per la legalizzazione del matrimonio omosessuale.
Da pochi mesi il suo blog ha dato vita alla sezione Coco Perez, dove si seguono le vicende della moda. E il fashion system trema...
mercoledì, febbraio 03, 2010
iPad | questo è il dilemma

martedì, febbraio 02, 2010
STOP | motion
Mi piace e mi continuano a stupire le cose che trovo su youtube. Le definirei opere, nell'accezione in cui opera significa risultato di un lavoro costruito e sudato e studiato e ideato con intelligenza (non come lopera dello stretto per intenderci).
Possono durare poche decine di secondi o anche arrivare fino a diversi minuti di montaggio dietro cui si nascondono diversi minuti (tantissimi) di lavorazione e preparazione.
venerdì, gennaio 29, 2010
oggi rubo a piene mani da internazionale | talento

venerdì, gennaio 15, 2010
na'vi e co.

lunedì, novembre 30, 2009
il tarlo
Non mi ricordo quando è stato che l'ho incontrato ma è stato amore al primo isbn digitato con diffidenza e un po' di distrazione.Ansia da recensione? Può darsi...
Ansia di essere banale? Può ridarsi...
martedì, novembre 24, 2009
le vite degli ALTRI
Capita, in Italia, che le persone si trovino a leggere del loro non-futuro lavorativo su un giornale, capita che il rispetto per i lavoratori sia materia di non troppo conto, capita a un amico giornalista con quasi 40 anni di esperienza di leggere che la rivista per cui lavora chiuderà. "Mi chiamo Nuccio Barletta, sono un giornalista professionista, sono iscritto all’Ordine Professionale dal 7 giugno del 1977. Scrivo, anzi scrivevo, per due testate della Reed Business Italia, il mensile ADV e , ogni martedì, per il quotidiano on line Pubblicità Italia Today, curavo l’allegato Web Marketing Tools. Dico scrivevo, perché come probabilmente già saprete, l’amministratore delegato del gruppo, nel corso di un’intervista, ad un giornale della concorrenza, ha annunciato la chiusura delle testate. Ora, accade sovente, che un’intervista, soprattutto quando è concessa al tramonto di un venerdì di novembre, mese tra i più mesti dell’anno, sotto l’azione di tensioni emotive determinate dalla crisi della raccolta pubblicitaria, perde i suoi connotati giornalistici e assume quelli di un transfert psicoanalitico. L’amministratore delegato della Reed Business, presumibilmente, aveva ‘somatizzato’ , non da ora, ma da tempo, l’ansia legata alla gestione delle riviste, della linea Comunicazione, perché avvertite come estranee rispetto alle tradizioni editoriali della Reed. E pensare che, al tempo della loro acquisizione, la casa editrice di via Richard 1 aveva annunciato la costituzione di un grande ‘polo’ della Comunicazione. Ieri, dunque, grandi progetti e ambiziosi programmi, oggi l’annuncio della disfatta. Ora, per carità, può anche darsi che dietro l’intervista si celi una diabolica strategia. D’altronde, in Italia, i nipotini di Machiavelli costituiscono una genia prolifica. E, al cospetto di una grande strategia, secondo voi ci si può soffermare a pensare agli aspetti umani? Ovvero, ai tanti collaboratori che, in questi anni, hanno portato avanti le riviste, alle risorse che vi hanno dedicato, superando difficoltà di ogni tipo? Ma, suvvia i collaboratori sono ‘strumenti’ – anzi il management della Reed che se ne intende direbbe ‘tools’ fa più fine ed è, diciamolo, più Reed – beni strumentali come la carta e l’inchiostro delle stampanti. Non a caso, quando hanno acquisito ADV, non ci hanno voluto conoscere, nemmeno i curriculum hanno voluto e letto. D’altronde, scusate, voi al ‘toner’ della stampante chiedete il curriculum? I beni strumentali non mangiano, non hanno figli, non pensano ( perché a pensare ci sono loro, quelli della Reed) non hanno sentimenti, non hanno dignità umana e professionale. Insomma, come nella trama di quel bellissimo film, uscito qualche tempo fa, ambientato a Berlino Est, al tempo della Cortina di Ferro: Le vite degli altri, non persone, esseri umani, ma soggetti destinatari di intromissioni dure, implacabili e disumane in ogni attimo della loro vita esistenziale ed affettiva. Poi ci sono altri aspetti, magari economici. Ad esempio, da gennaio, venivamo pagati ogni 60 giorni. E ci è andata bene, perché la proposta era di 90 giorni, come con i fornitori di cancelleria. Un’altra mossa strategica anche questa, finanza aziendale creativa. Non saprei dirvi che fine faranno le riviste ADV e Pubblicità Italia e i loro siti. So per certo che si poteva e si doveva elaborare una strategia integrata e non è stata fatta. L’on line offriva altre possibilità e sono state colpevolmente ignorate. Ma, gli errori della Reed Business sono stati minuziosamente elencati nella sacrosanta nota del Comitato di Redazione, uscita oggi 24 novembre. La mia è un’iniziativa personale, ho portato, spero, una testimonianza di verità e mi auguro di coraggio, perché il vile muore sempre due volte.
Grazie
Nuccio Barletta "
