giovedì, febbraio 04, 2010

AVATAR | il ritorno

Sono andata a vedere AVATAR nel weekend e la cosa che più mi meraviglia è come una sola testa, un solo uomo, si sia potuto immaginare tutte quelle cose che in realtà non esistono: fauna, flora, na'vi... La storia lascia il tempo che trova, ma lo sapevamo prima di partire e andare per pagare il biglietto. Vale quei 10 euro? Forse.

Certo è che non mi ha istigato al suicidio come è successo a dei giovani americani che non sono più riusciti, a detta loro, a "vedere il mondo con gli stessi occhi...tutto è più grigio qui. non vale la pena vivere qui se da qualche parte nell'universo c'è una Pandora anche per noi...". Mi astengo dal commentare.

Venendo a noi ora leggo quanto sotto e penso: stiamo un po' esagerando.

CINEMA: "AVATAR", CAMERON NON ESCLUDE IL SEQUEL*
Mentre prosegue il successo di "Avatar" ai botteghini e con le 9 nomination all'Oscar, il regista canadese James Cameron gia' pensa a un possibile 'sequel'. Il regista del kolossal furistico in 3D ha detto che potrebbe lasciarsi "convincere" a dare un seguito alle avventure sul pianeta Pandora. "Potremmo lasciarci convincere, dobbiamo vedere quanti soldi il film riesce a fare", ha spiegato alla Cnn. I soldi in realta' non dovrebbero essere un problema, considerato che il film, che mescola perfettamente dramma e fantascienza, ha gia' raccolto in tutto il mondo oltre 2,05 miliardi di dollari.
*dalle news di Radio Capital

HOLLYWOOD | come non ti amo

da repubblica.it

Perez Hilton è il re di internet

Per il terzo anno consecutivo il gossip blogger è il primo nella lista delle 25 personalità più influenti del web secondo Forbes. Ecco chi è Mario Lavandeira e come ha conquistato la Rete.

Altro che Steve Jobs. Il personaggio più influente del web, secondo Forbes, è un giovane americano che si diverte a scarabocchiare le immagini dei vip aggiungendo baffi, rivoli di bava e altre amenità. Per il terzo anno consecutivoPerez Hilton, gossip blogger di lunga data senza peli sulla lingua, è il più importante della Rete nella speciale classifica stilata dall'autorevole testata.

Nato a Miami nel 1978, Mario Lavanderia (il vero nome del blogger) è diventato una celebrità e un punto di riferimento per gli appassionati del genere grazie al suo sito PerezHilton.com dove si diverte a spettegolare sulle celebrità senza usare mezzi termini, vergando con tratto infantile dei fumetti con i loro pensieri.

Laureato alla New York University nel 2000, Mario Lavandeira voleva fare l'attore e riuscì anche a comparire in un episodio de I Soprano. Poi tentò la carriera giornalistica e si impegnò nell'attivismo gay. Infine fece la cosa che "gli sembrava più facile": aprì un blog.

Il sito, originariamente intitolato PageSixSixSix.com, e successivamente ribattezzato PerezHilton.com in onore dell'ereditiera Paris Hilton, fu nominato "Il sito più odiato da Hollywood" dalla serie televisiva The Insider ad appena sei mesi dalla sua apertura, nel 2005. Da quel momento la sua popolarità è cresciuta a dismisura.

Il blog attrae più di 7,2 milioni di persone al mese e si classifica tra i 500 siti più visitati di Internet. Hilton può vantare 1,77 milioni di seguaci su Twitter. Proprio dal suo profilo di Twitter, lo scorso giugno, denunciò l'aggressione da parte del manager dei Black Eyed Peas. Da blogger a star, il passo è stato breve, paparazzato con Lady Gaga e Paris Hilton, Lavandeira è ormai una presenza costante agli eventi mondani dove si fa notare peril look stravagante e i travestimenti assurdi. La sua carriera si sta sviluppando ora nel campo televisivo dove è comparso come giudice di concorsi e talent show dai quali ha portato avanti la sua battaglia per la legalizzazione del matrimonio omosessuale.

Da pochi mesi il suo blog ha dato vita alla sezione Coco Perez, dove si seguono le vicende della moda. E il fashion system trema...

mercoledì, febbraio 03, 2010

iPad | questo è il dilemma



E se l'iPad salvasse (soltanto) il cinema?
di Riccardo Luna (direttore di WIRED)*

Qualche sera fa, a margine del summit di Davos, lo scrittore Paulo Coelho ha detto (e subito twittato): "Stiamo messi male se il mondo preferisce occuparsi di iPad piuttosto che di iRaq".

Che ci sia una dose di esagerazione in questa vicenda è indubbio (ben esemplificata dalla copertina dell'Economist con Steve Jobs ritratto come un santo che mostra al mondo la sua Tavola). Epperò l'ultimo gadget di casa Apple, si dice, è chiamato a un compito molto importante: salvare l'agonizzante industria dei giornali (dimenticando che solo un buon giornalismo la salverà).

In verità, dopo la presentazione non c'è stato il solito coro di consensi, ma anche molte critiche, ma intanto due cose si possono dire. La prima è che storicamente sono i consumatori non solo a determinare il successo di un prodotto ma anche il suo vero utilizzo: l'iPhone come telefono è mediocre, sono state centinaia di migliaia di applicazioni a disposizione a farne un oggetto insostituibile. La seconda considerazione è collegata alla prima: la cosa migliore dell'iPad sembra essere lo schermo, che ha una definizione degna di un'ottima tv, mentre presenta qualche problema di leggibilità con i testi. E se invece che salvare i giornali l'iPad diventasse un supercinema portatile?

*da Vanity Fair di oggi 3 febbraio

martedì, febbraio 02, 2010

STOP | motion

Mi piace e mi continuano a stupire le cose che trovo su youtube. Le definirei opere, nell'accezione in cui opera significa risultato di un lavoro costruito e sudato e studiato e ideato con intelligenza (non come lopera dello stretto per intenderci).

Possono durare poche decine di secondi o anche arrivare fino a diversi minuti di montaggio dietro cui si nascondono diversi minuti (tantissimi) di lavorazione e preparazione.

E' un modo di far vedere cose.


venerdì, gennaio 29, 2010

oggi rubo a piene mani da internazionale | talento


Geoff Colvin, un giornalista statunitense, ha scritto un libro in cui sostiene che il talento è sopravvalutato. Quello che conta è l’impegno consapevole, intenzionale, costante e prolungato per raggiungere un determinato obiettivo. Prove alla mano, Colvin dimostra che da Mozart a Tiger Woods, passando per Picasso, tutti quelli che vengono comunemente considerati dei geni hanno in realtà raggiunto i loro straordinari risultati solo dopo anni e anni di intenso impegno. Il loro talento non era innato, ma acquisito. Come nel caso di Steve Jobs, il fondatore e capo della Apple. Non è un genio, ma un abile uomo di marketing. Che per mesi è riuscito a far parlare mezzo mondo di un prodotto che non esisteva. Fino a mercoledì scorso, quando finalmente ha presentato un nuovo tipo di computer portatile. Dicono che cambierà il modo in cui leggiamo i giornali e rivoluzionerà il mondo dell’informazione. Ma intanto non bisogna dimenticare che il futuro del giornalismo dipende soprattutto dalla sua qualità. Senza possibili scorciatoie: un brutto articolo resterà sempre un brutto articolo, indipendentemente dal supporto su cui verrà letto. Mentre per scrivere un buon articolo continueranno a servire tempo, impegno e passione.

il libro in questione "TALENT IS OVERRATED" lo si trova qui

venerdì, gennaio 15, 2010

na'vi e co.

è mesi che se ne sente parlare, che se ne vedono i trailer, che i giornali ne scrivono.

C'è qualcosa in tutto ciò, oltre alle cifre da record spese per fare questo colossal, oltre ai soldi che ha già gudagnato in america, oltre al tempo impegato e alle persone che hanno lavorato per arrivare alla pellicola 3D più attesa di sempre, che mi lascia basita.

Il linguista Paul Frommer ha inventato dal nulla l'idioma dei Na'vi e creato un vocabolario con più di mille parole.

Che tu dirai: poche a dire il vero.
Beh inventatele tu.


kaltxì


lunedì, novembre 30, 2009

il tarlo

Non mi ricordo quando è stato che l'ho incontrato ma è stato amore al primo isbn digitato con diffidenza e un po' di distrazione.
Ammetto di non essere una persona espansiva se si parla di racontare cosa un libro ha scatenato.

Ansia da recensione? Può darsi...
Ansia di essere banale? Può ridarsi...

martedì, novembre 24, 2009

le vite degli ALTRI

Capita, in Italia, che le persone si trovino a leggere del loro non-futuro lavorativo su un giornale, capita che il rispetto per i lavoratori sia materia di non troppo conto, capita a un amico giornalista con quasi 40 anni di esperienza di leggere che la rivista per cui lavora chiuderà.

Non dovrebbe capitare.


"Mi chiamo Nuccio Barletta, sono un giornalista professionista, sono iscritto all’Ordine Professionale dal 7 giugno del 1977. Scrivo, anzi scrivevo, per due testate della Reed Business Italia, il mensile ADV e , ogni martedì, per il quotidiano on line Pubblicità Italia Today, curavo l’allegato Web Marketing Tools. Dico scrivevo, perché come probabilmente già saprete, l’amministratore delegato del gruppo, nel corso di un’intervista, ad un giornale della concorrenza, ha annunciato la chiusura delle testate. Ora, accade sovente, che un’intervista, soprattutto quando è concessa al tramonto di un venerdì di novembre, mese tra i più mesti dell’anno, sotto l’azione di tensioni emotive determinate dalla crisi della raccolta pubblicitaria, perde i suoi connotati giornalistici e assume quelli di un transfert psicoanalitico. L’amministratore delegato della Reed Business, presumibilmente, aveva ‘somatizzato’ , non da ora, ma da tempo, l’ansia legata alla gestione delle riviste, della linea Comunicazione, perché avvertite come estranee rispetto alle tradizioni editoriali della Reed. E pensare che, al tempo della loro acquisizione, la casa editrice di via Richard 1 aveva annunciato la costituzione di un grande ‘polo’ della Comunicazione. Ieri, dunque, grandi progetti e ambiziosi programmi, oggi l’annuncio della disfatta. Ora, per carità, può anche darsi che dietro l’intervista si celi una diabolica strategia. D’altronde, in Italia, i nipotini di Machiavelli costituiscono una genia prolifica. E, al cospetto di una grande strategia, secondo voi ci si può soffermare a pensare agli aspetti umani? Ovvero, ai tanti collaboratori che, in questi anni, hanno portato avanti le riviste, alle risorse che vi hanno dedicato, superando difficoltà di ogni tipo? Ma, suvvia i collaboratori sono ‘strumenti’ – anzi il management della Reed che se ne intende direbbe ‘tools’ fa più fine ed è, diciamolo, più Reed – beni strumentali come la carta e l’inchiostro delle stampanti. Non a caso, quando hanno acquisito ADV, non ci hanno voluto conoscere, nemmeno i curriculum hanno voluto e letto. D’altronde, scusate, voi al ‘toner’ della stampante chiedete il curriculum? I beni strumentali non mangiano, non hanno figli, non pensano ( perché a pensare ci sono loro, quelli della Reed) non hanno sentimenti, non hanno dignità umana e professionale. Insomma, come nella trama di quel bellissimo film, uscito qualche tempo fa, ambientato a Berlino Est, al tempo della Cortina di Ferro: Le vite degli altri, non persone, esseri umani, ma soggetti destinatari di intromissioni dure, implacabili e disumane in ogni attimo della loro vita esistenziale ed affettiva. Poi ci sono altri aspetti, magari economici. Ad esempio, da gennaio, venivamo pagati ogni 60 giorni. E ci è andata bene, perché la proposta era di 90 giorni, come con i fornitori di cancelleria. Un’altra mossa strategica anche questa, finanza aziendale creativa. Non saprei dirvi che fine faranno le riviste ADV e Pubblicità Italia e i loro siti. So per certo che si poteva e si doveva elaborare una strategia integrata e non è stata fatta. L’on line offriva altre possibilità e sono state colpevolmente ignorate. Ma, gli errori della Reed Business sono stati minuziosamente elencati nella sacrosanta nota del Comitato di Redazione, uscita oggi 24 novembre. La mia è un’iniziativa personale, ho portato, spero, una testimonianza di verità e mi auguro di coraggio, perché il vile muore sempre due volte.

Grazie
Nuccio Barletta "

lunedì, novembre 23, 2009

cappelletti: questione di tazze



"L'avidità di tale minestra è così generale che da tutti, e massime dai preti,
si fanno delle scommesse di chi ne mangia una maggior quantità,
e si arriva da alcuni fino al numero di 400 o 500."

Così scriveva nel 1811 il prefetto di Forlì, noi l'altro giorno se ne è buttati nel brodo (rigorosamente fatto con gallina del nonno ripiena, manzo e costine di maiale) circa 230.

Il cappelletto è un'arte. Lo dice mio nonno e non ho mai trovato il modo per contraddirlo e sfido gli altri a farlo. Si può usare una comoda tazza per le dosi e giuro che si replica in maniera scientifica quel "metticene a occhio nanì' che destabilizzerebbe i più grandi amanti dei libri di cucina.

giovedì, novembre 19, 2009

VERDE | tra 490 e 570 nanometri


Mentre aspettavo un treno sparito dal tabellone delle partenze, ho letto di una ricerca fatta da Greenpeace sui leader mondiali. La ricerca ha misurato la loro propensione nel 'fare cose' che aiutino la salvezza del pianeta.

Dal 7 all'8 dicembre infatti, a Copenhagen, si terra' la CONFERENZA MONDIALE SUL CLIMA.

Obiettivo: limitare a meno di due gradi l'aumento delle temperature entro il 2020 attraverso la riduzione dei gas serra. In questa speciale classifica che soppesa le buone azioni verso il clima, Berlusconi raggiunge il podio posizionandosi sul secondo gradino tra i peggiori leader europei in fatto di lotta ai mutamenti climatici. Sembrerebbe infatti che, secondo il trattato di Kioto, nel 2012 l'Italia avrebbe dovuto diminuire le emissioni di gas serra del 6,5%. Per ora sono aumentante del 10% e stanno per essere aiutate dalla nascita di 4 nuovi impianti a carbone che emetteranno 30mln di tonnellate di CO2.

Ma andiamo oltre(confine) dove le cose in realta' non sono migliori, ma e' giusto partire sempre guardando nel proprio piatto.

Obama e Hu Jintao in uno slancio d'entusiamo (sono ironica ndr) hanno dichiaratamente espresso la loro perplessita' nei confronti della buona riuscita di questo Summit "E' irrealistico pensare a un accordo globale". Che dire? Almeno ci si provi?

Detto questo, la Cina cerca comunque di darsi un tono facendo molto sulle rinnovabili: ogni 2 ore costruisce una pala eolica. Gli USA dal canto loro ci provano, ma con un gap del 36%: soglia minima di riduzione delle emissioni secondo gli esperti -40%, soglia presente nel progetto di legge fermo al Senato -4%. Il calcolo e' facile. La Spagna di Zapatero non convince per gli scarsi aiuti finanziari ai Paesi del Sud del mondo, la Francia di Sarkozy e' criticata per la politica nucleare, il Brasile di Lula nonostante le promesse sulla riduzione dei ritmi di deforestazione non si cura di poteggere le comunita' forestali e la biodiversita', la Germania della Merkel si fa paladina di ottimi propositi ma poi finisce con firmare l'autorizzazione per la costruzione di 28 nuove centrali a carbone.

Ma non si salva nessuno? Si, qualcuno si.

L'Inghilterra di Gordon Brown risulta essere la più virtuosa della UE con i suoi 70 miliardi promessi per incentivare nuove politiche ambientali nei Paesi del Sud del mondo. Medaglia d'oro per Apisai Ielemia premier di Tuvalu, una piccola nazione minacciata dall'innalzamento delle acque del Pacifico. Con i suoi 11500 abitanti sparsi sui suoi 26 km2 di superficie e' riuscita a concentrare i maggiori sforzi per la salvezza del clima. Il pericolo tangibile di vedere Tuvalu, stato formato da 8 isole sabbiose di forma allungata e alte non più di un paio di metri sul livello del mare, sparire sotto il livello del mare ha reso queste popolazioni virtuose.

Come dire: è proprio vero che fino a che non si rischia il proprio non ci si preoccupa più di tanto.

sabato, settembre 26, 2009

le ore fuse

Avere qualcuno con cui parlare dall'altra parte del mondo mi ha fatto pensare al magico meccanismo dei fusi orari. Non ci avevo mai riflettuto troppo.


Considerando la Terra come sferica, e considerando che la rotazione terreste si compie in 24 ore, dividendo i 360° della rotazione per 24 si può immaginare la superficie sferica divisa in 24 "spicchi" di 15° l'uno, che vengono quindi percorsi in un'ora ciascuno. A questi spicchi si dà il nome di fusi orari, e si assume per convenzione che in tutto il fuso ci sia l'ora del meridiano centrale ad esso, quello che taglia il fuso esattamente a metà.

E' buffo: tu vai a dormire (o ascolti saviano dalla bignardi) e là si alzano.
Tu fai colazione e là pranzano.
Tu lavori e là escono a scoprire un mondo nuovo .
Tu parti per la scoperta del tuo mondo (dall'altra parte del mondo) e là si va a dormire.

E' strano. Non ci pensi mai più di due minuti ma il tempo è un meccanismo complicato e affascinante. Il corpo lo assimila, lo segue, si adegua e, se deve ricomincia da un altro attimo.

Il mondo gira solo per ignoranza.
[Charles Baudelaire]


lunedì, settembre 21, 2009

fotoGRAFIA

un giorno un amico mi ha regalato un fiore verde di carta e sopra c'era scritto:

questa strada

nessuno la percorre

crepuscolo autunnale.


ho messo il fiore li in mezzo ai ricordi sulla mia bacheca pensando per anni che fosse un haiku [ 俳句 ]. stasera sono andata a leggere qualcosa sugli haiku.

l'haiku è quindi un componimento poetico di tre versi caratterizzati da cinque, sette e ancora cinque sillabe. E' una poesia dai toni semplici che elimina i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura e le sue stagioni. Per la sua estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e immagine. Gli haiku tradizionali, poi, non hanno alcun titolo.

non so come dirvelo...contate le sillabe.


domenica, settembre 20, 2009

questa sera di pioggia rubo una leggenda

stasera avevo voglia di leggere e non di scrivere di questa pioggia così ho imparato a rubare.


"In un antico libro giapponese si raccontano le gesta di Susanowo, dio del vento, della pioggia e dell'uragano, costretto a vivere per punizione nel regno del leggendario serpente a otto teste che ogni anno pretendeva il sacrificio della più bella fanciulla. Susanowo, deciso a liberare il paese dal terrificante mostro, scese nel regno dei morti e in una fucina incantata forgiò una spada imprigionandovi un raggio di luce. Con la magica spada Susanowo si recò all'ingresso della grotta del mostro e attese pazientemente.Intanto un lungo corteo attraversava la valle accompagnando al sacrifico la dolce principessa "Campo di riso". Alla prima luce del giorno il drago apparve finalmente dalle profondità della caverna e al suo ruggito ogni cosa tremò. Ma non tremò Susanowo che si lanciò sul mostro ingaggiando con lui una terribile lotta. Il sole era ormai alto quando il dio del vento abbatté finalmente il drago. Susanowo si avvicinò quindi alla meravigliosa principessa "Campo di riso" per chiederla in sposa e appoggiò sull'erba la spada affilata e insanguinata: come per magia i verdi steli si tinsero di rosso e apparve un grande arbusto dal lucido fogliame e dai bellissimi fiori bianchi chiazzati di porpora. I fiori vennero chiamati "Tsubaki" o "rose del Giappone" e la loro caratteristica di non sfogliarsi, ma di cadere interi dalla pianta, venne assunta a simbolo di sacrificio di ogni giovane vita umana, a ricordo delle dolci principesse vittime della crudeltà del terribile drago."


martedì, settembre 08, 2009

come da pino

son arrivata ieri mattina e ho trovato l'ordine profumato di un bosco sistemato per scaldare l'inverno.

mi ha ricordato di quella volta in cui con uno dei miei amici artisti son andata da pino, il liutaio. con le sue mani grandi e gli attrezzi del mestiere piallava e guardava, faceva sciovolare la grossa mano sul pezzo, con gli occhi leggermente chiusi così da sentire e non vedere il lavoro che aveva fatto.

ieri qui c'era odore di liuteria.

venerdì, settembre 04, 2009

amico che vai artista che trovi

C'è chi con la fantasia delle parole riesce a stupire in un battibaleno. Ne infila una di seguito all'altra in uno schema ben delineato nella sua mente, risultato: stupore.

C'è chi con la punta di un pennello instancabilmente crea nuove superfici. Un susseguirsi di punti gocce sfere da toccare, sfiorare. Risultato: estasi.


C'è chi con la punta delle dita e gli occhi chiusi catapultati in un mondo dove tutto è fluido, deciso e ben assestato fa vibrare di suoni l'aria che ha intorno. Risultato: ti viene da andare in quel mondo.

Oggi c'ho pensato e sono arrivata alle conclusioni che i miei amici sono artisti e un po' diciamolo, è anche merito mio.



"Un artista, nel suo intimo, è sempre un avventuriero. "[Thomas Mann]